Fa male mettere il PICC?

La procedura viene eseguita con anestesia locale nel punto di ingresso.

L’iniezione dell’anestetico può provocare un bruciore di pochi secondi. Durante la puntura e l’introduzione possono essere avvertiti pressione, contatto o trazione. L’avanzamento del catetere nella vena, in genere, non viene percepito nello stesso modo della puntura cutanea.

La percezione varia con sensibilità individuale, anatomia, numero di tentativi e capacità di mantenere la posizione. Dolore intenso, nuovo o persistente non va considerato normale: la manovra deve essere rivalutata prima di proseguire.

Quanto dura l’impianto del PICC?

In una procedura lineare, la fase di inserimento richiede spesso circa 20–60 minuti. Il tempo complessivo dell’appuntamento può essere maggiore perché comprende valutazione clinica, mappatura ecografica, preparazione del campo sterile, conferma della punta, medicazione e documentazione.

Non è possibile garantire un tempo uguale per tutti. Vene profonde o piccole, precedenti cateteri, anatomia complessa, difficoltà di avanzamento, collaborazione possibile e necessità di un metodo alternativo per la punta possono prolungare la procedura o rendere prudente interromperla.

Prima della procedura

Si verifica che il dispositivo sia coerente con terapia, durata prevista e condizioni cliniche. Vengono considerate allergie, farmaci che modificano il rischio emorragico, precedenti trombosi o cateteri, insufficienza renale avanzata e capacità di gestire l’accesso dopo l’impianto.

Nel paziente con malattia renale cronica avanzata la preservazione del patrimonio venoso può rendere necessario un confronto con il nefrologo prima di utilizzare le vene del braccio per un PICC.

Mappatura ecografica delle vene

L’ecografia permette di valutare pervietà, comprimibilità, calibro, profondità e decorso delle vene, oltre ai rapporti con arterie e nervi. Il vaso non viene scelto soltanto perché è visibile: il rapporto fra diametro del catetere e vena, il punto di ingresso e il tragitto previsto influenzano il rischio di complicanze.

Asepsi e barriera sterile

La cute viene preparata con un antisettico appropriato e si attende la completa asciugatura. Per l’impianto del PICC si adottano misure di barriera sterile massimale e un campo che consenta di lavorare senza contaminare materiale, sonda ecografica o punto di ingresso.

Asepsi e tecnica sterile riducono il rischio infettivo, ma non autorizzano a parlare di rischio zero. La prevenzione continua durante ogni accesso e medicazione successivi.

Puntura e avanzamento del catetere

La vena viene punta sotto visione ecografica dinamica. Attraverso guida e introduttore il catetere viene avanzato per la lunghezza pianificata. Durante questa fase si controllano progressione, eventuali resistenze e possibili deviazioni del percorso.

Il paziente viene osservato per dolore, dispnea, palpitazioni, malessere o altri sintomi. Se la progressione non è soddisfacente, forzare il catetere non è una soluzione appropriata.

Navigazione e localizzazione della punta

Per un PICC la punta deve raggiungere una sede centrale appropriata. Sono disponibili metodiche diverse, fra cui ECG intracavitario, ecografia con protocolli strutturati e radiografia. Nel percorso domiciliare la conferma ecocardiografica può essere utilizzata quando clinicamente indicata e tecnicamente affidabile.

Il bubble test non va descritto come una certificazione automatica della giunzione cavo-atriale. Ritmo, finestra acustica, operatore, dispositivo e combinazione delle tecniche determinano l’affidabilità del risultato. Se la posizione resta incerta, serve un metodo alternativo prima dell’uso.

Fissaggio, medicazione e documentazione

Il catetere viene stabilizzato senza sutura quando il sistema scelto lo consente, protetto con medicazione sterile e disposto in modo da ridurre trazioni e pieghe. Vengono registrati vena, lato, dispositivo, calibro, numero di lumi, lunghezza, tratto esterno, modalità di conferma e condizioni iniziali del sito.

La documentazione deve accompagnare le indicazioni per la prima medicazione, il lavaggio e la sorveglianza. Chi proseguirà la gestione deve poter riconoscere variazioni rispetto alla situazione iniziale.

Quando il domicilio non è il setting adatto

Instabilità clinica, necessità di monitoraggio o imaging non disponibile, anatomia complessa, sospetta trombosi, urgenza o impossibilità di garantire asepsi e continuità assistenziale possono rendere preferibile una struttura sanitaria. Spostare la procedura a casa non deve ridurre i requisiti clinici.

Domande frequenti

Per mettere il PICC serve l’anestesia?

Si utilizza anestesia locale nel punto di ingresso. L’iniezione può bruciare per pochi secondi e durante la procedura possono essere percepite pressione o trazione.

Quanto tempo ci vuole per mettere il PICC?

In una procedura lineare l’inserimento richiede spesso circa 20–60 minuti, ma il tempo complessivo può essere maggiore e varia con valutazione, anatomia vascolare e metodo di conferma della punta.

L’ecografia elimina il rischio di complicanze?

No. Migliora valutazione e guida della puntura, ma non elimina rischi meccanici, trombotici o infettivi.

La radiografia è sempre necessaria?

Non sempre. La metodica dipende da dispositivo, contesto, ritmo cardiaco, finestra ecografica e protocollo. Se il metodo intraprocedurale non è affidabile, può servire un controllo radiologico.

Il PICC può essere utilizzato appena finito l’impianto?

Solo dopo aver verificato funzionalità e posizione con il percorso previsto e aver escluso problemi che ne impediscano l’uso.

Fonti principali

  1. American Society of Echocardiography. Ultrasound-Guided Vascular Cannulation, 2025
  2. GAVeCeLT. Raccomandazioni per l’accesso venoso, 2024
  3. Brescia et al. The SIP protocol update
  4. ECHOTIP protocol revisited, 2026
  5. WHO. Guidelines for central venous catheters, 2026